Pupo Nunzio, storia di una tragedia.

Pupo Nunzio, storia di una tragedia.

Ottobre 16, 2019 1 Di Rocky C.

Centenario della tragedia che ha colpito la famiglia del pastore Pupo Nunzio nella piana di Campo Imperatore.

Nel 1987 nella piana di Campo Imperatore, precisamente nei pressi di Fonte Macina, fù eretta una statua a memoria dell’accaduto dello scultore Vicentino Michetti.

Prima di raccontare questa triste storia che a 100 anni di distanza è sempre viva e da tutti ricordata, analizziamo la situazione meteo di quei giorni.

Piana di Campo Imperatore

Da studi effettuati dell’esperto Thomas di Fiore, emerge che nei giorni tra il 17 e 19 Ottobre del 1919 la quantità di neve caduta fu davvero impressionante: basta guardare gli annali idrologici di quei giorni, un po’ ovunque sull’appennino centro meridionale ci furono enormi precipitazioni. La quota neve e lo zero termico scese addirittura fino a circa 500/600 metri, sulla piana si calcola una temperatura sui -5/-7 gradi. Basta analizzare alcuni esempi, a Castel del Monte caddero circa 130/140 mm di precipitazioni, al paese di Villa Celiera 170/180 mm, lascio solo immaginare cosa potrebbe essere successo sù sulla piana Campo Imperatore, 2 metri di neve abbondante. Una bufera di neve che mista ad un fortissimo vento di grecale generarono una tormenta che non diede scampo alla famiglia Nunzio e al suo gregge.

Statua di Pupo Nunzio. Foto di Thomas di Fiore

Ora la domanda che tutti si pongono è perché il pastore Pupo Nunzio non è sceso giù a valle come quasi tutti gli altri pastori, seguendo il tratturo fino in Puglia. Semplice, fino a quel momento ci fù un lungo periodo di alta pressione, di bel tempo. E nulla faceva pensare ad un rapido peggioramento della situazione.

Infatti, già dal giorno 13 Ottobre una saccatura creò un’ansa che fece entrare correnti fredde dalla valle del rodano, e la depressione iniziò una lunga e rapida discesa lungo tutto lo stivale italiano. Già dal giorno 16 Ottobre si ipotizza che ci furono delle precipitazioni a Campo imperatore, oltre ad un forte vento gelido da nord ovest.

Fatta questa premessa, veniamo al racconto di quanto accaduto in quei giorni.

I tabulati e alcune testimonianze dicono che i fiocchi di neve iniziarono a scendere già dalle ore 11 a circa 1200m, e la tempesta inizio ad infuriare quasi improvvisamente nella tarda mattinata. Ciò fece si che il pastore assieme ai suoi due figli, uno piccolo tra l’altro, furono colti dalla furia della tempesta nel bel mezzo della Piana.

Avanzando a fatica, tra la bufera di neve e le forti correnti gelide che sferzavano la piana, riuscirono a con il gregge di circa 5000 pecore a valicare il vado di San Cristoforo ( 1675 m), per poi iniziare la discesa verso Calascio dove li avrebbe aspettato la moglie. Purtroppo, a causa dell’aggravarsi delle condizioni meteo, il gruppo non fece mai ritorno al paese di Calascio. Molto probabilmente morirono per congelamento, e tutto il gregge andò disperso.

Moglie di Pupo Nunzio. Foto di Thomas di Fiore

Dopo ore ed ore di attesa e visto l’aggravarsi della tormenta, la moglie di Pupo Nunzio, che li attendeva invano a Calascio s’incamminò sul sentiero verso Guado di San Cristoforo, ma purtroppo impazzì nell’impossibilità di avanzare tra la bufera. Anche lei mori dispersa nella bufera.

I corpi di tutta la famiglia furono ritrovati la primavera seguente dopo lo scioglimento della neve.

e non finisce qui…

il povero pastore non riesce ad avere pace…

“Questa immane tragedia è stata immortalata nel marmo dallo scultore Vicentino Michetti di Calascio, affermato artista in campo nazionale, che con quest’opera ha voluto onorare il sacrificio dei tanti pastori morti sul lavoro. La regalò al Comune di Castel del Monte affinché la esponesse al bivio di Fonte Vetica, quale punto di maggiore visibilità di tutto l’altipiano.
E qui comincia la seconda tragedia di Pupo Nunzio da Roio. Perché il Comune rifiuta la donazione. Allora 50 cittadini castellani invitano ufficialmente il Comune ad accettarla poiché la donazione è stata fatta al popolo di Castel del Monte e non già agli amministratori del paese. Ma il Consiglio comunale, riunito in gran fretta, ufficializza il rifiuto. Il motivo? Sarebbe bello leggerlo nel dispositivo della deliberazione.Vicentino Michetti assorbe il colpo, ma non ha nessuna intenzione di tenersi l’opera nell’ atelier, anche perché intuisce che il rifiuto è originato da motivazioni politiche. Allora fa la prova di forza. Nottetempo prepara la fondazione e su una colata di cemento posa i due gruppi marmorei.
Apriti cielo! Dal Comune parte subito l’intimazione alla rimozione dell’ opera e contestualmente la denuncia alla Magistratura per abuso edilizio, occupazione di suolo demaniale e reati vari. Ma l’artista non demorde. L’intimazione arriva a scadenza e le statue sono sempre lì. Il Comune, però, è un osso duro! Manda la ruspa che demolisce il cemento, rimuove le statue e le deposita nella caserma dei Carabinieri quale corpo del reato.Pupo Nunzio da Roio finisce in prigione. Ma per fortuna la detenzione dura poco perché in caserma devono pavimentare il cortile e tutto quel marmo dà fastidio. Allora il Comune se lo riprende e lo va a buttare dietro il garage dove sono custoditi i mezzi della nettezza urbana. E Pollicina, la nostra cagnetta, non mancava di andare ad abbaiare al grosso cane di marmo tutte le volte che passavamo lì davanti. Dopo alcuni anni di lotta Michetti si arrende. Castel del Monte non vuole il monumento? Allora lo regala al Comune di Ofena che lo posiziona nel sito dov’è rimasto fino ad oggi. Lontano dalla strada, quasi invisibile alla massa dei turisti. E come se il calvario del povero pastore non fosse stato abbastanza doloroso, un vandalo gli stacca un braccio, che tuttavia i familiari hanno recuperato qualche tempo dopo.Adesso Pupo Nunzio da Roio chiede giustizia. Quando era in vita la cattiva sorte gli ha riservato una tragica fine. Da morto ha subito l’affronto del rifiuto, la detenzione nel cortile di una caserma, le aule del tribunale, l’abbandono dietro un garage, la solitudine in una prateria deserta, la menomazione ad opera di uno squilibrato. Per questo chiede aiuto al popolo di Facebook perché possa tornare nel sito dove l’Autore del monumento aveva previsto di immortalarne la memoria. Cioè nel punto di maggiore visibilità di Campo Imperatore, il bivio di Fonte Vetica. La storia di questo monumento è stata occultata al grande pubblico per troppo tempo. Ora la gente sa e non può girare la testa dall’altra parte. Per questo il nostro eroico pastore chiede a tutti coloro che avranno la ventura di leggere queste righe di far sentire la propria voce. ” (tratto da uno scritto di Bruno Dante)

* Si ringrazia Thomas Di Fiore per concessione di parte del materiale tratto dall’articolo ” Il dramma di Pupo Nunzio a Campo imperatore, il centenario, e l’avanti che si consumò tra il 17 e il 19 ottobre”